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Una dei nostri in Vaticano - Intervista dell'Ambasciatore Schavan von il Reutlinger Generalanzeiger

10.04.2018 - Articolo
Titelseite General-Anzeiger 29. März
Titelseite General-Anzeiger 29. März© Reutlinger General-Anzeiger

L’Ambasciata presso la Santa Sede non è una tipica rappresentanza diplomatica. Qui c’è ben poco di carattere consolare. E la Santa Sede, come vengono definiti lo Stato della Città del Vaticano e la Chiesa cattolica in quanto soggetti di diritto internazionale, non è uno Stato come gli altri. L’Ambasciatore Annette Schavan sembra trovarsi bene in questo luogo. Nella sua Residenza ci racconta della quotidianità, delle sue impressioni di Papa Francesco e dei suoi progetti per il futuro.

 

Una dei nostri in Vaticano

Roma. L’Ambasciata tedesca presso la Santa Sede a Roma non è situata in Vaticano, bensì in un distinto quartiere cittadino vicino al gigantesco parco di Villa Borghese. La Residenza, in cui l’Ambasciatore Schavan riceve gli ospiti, è situata proprio lì vicino. La sera dell’intervista si sono incontrati qui il Cardinale Gerhard Ludwig Müller e lo storico Michael Kißener per parlare della Resistenza e del gruppo della Rosa bianca. Fra il pubblico era presente, tra gli altri, Gloria Principessa di Thurn und Taxis.

Signora Schavan, una domanda generale per iniziare: in questo periodo cosa pensano gli italiani della Germania?

Annette Schavan: Attualmente le relazioni tra l’Italia e la Germania sono come quelle che hanno caratterizzato gli ultimi decenni. I tedeschi provano e proveranno sempre un grande anelito verso l’Italia. La Germania rappresenta invece per gli italiani una figura degna di rispetto. Anche se non sempre l’apprezzano, nutrono comunque profondo rispetto per ciò che il nostro paese riesce a fare. Nel complesso le relazioni bilaterali sono ottime, come si evince soprattutto dall’ambito culturale. Chi vuole scoprire i vertici massimi della cultura europea viene in Italia. Questo paese apre le porte all’Europa. Al contempo sono soprattutto i giovani italiani a rimanere particolarmente affascinati dalla vivacità e varietà culturale di Berlino. Tra la Germania e l’Italia sussiste quindi una stretta cooperazione. Parliamo molto delle relazioni franco-tedesche, ma dovremmo essere consapevoli che l’Italia dev’essere inserita come terzo elemento di quest’alleanza il più spesso possibile.

Dal settembre 2014 è Ambasciatore tedesco presso la Santa Sede. Che cosa l’ha stupita maggiormente durante il primo periodo qui a Roma?

Schavan: Sono giunta a Roma quasi quattro anni fa con una grande curiosità nei confronti della Chiesa universale. Volevo capire come funziona davvero il Vaticano. Adesso, dopo quasi quattro anni, posso dire che la Chiesa cattolica è l’unica ad avere così tanta esperienza sul mondo globale. Da nessun’altra parte si condensa in una sola istituzione e in un solo luogo così tanta conoscenza su Dio e sul mondo. Ciò rende il compito qui davvero interessante.

Cosa l’ha sorpresa di più, cosa si aspettava di diverso?

Schavan: Sono stata lieta della varietà delle mansioni legate all’Ambasciata tedesca presso la Santa Sede. Qui vivo e guido un’ambasciata il cui interlocutore non è legato a nessuno Stato e a nessuna mentalità nazionale, bensì è un partner radicato in tutti i continenti del mondo. L’ampiezza, la varietà e la diplomazia lungimirante sono una cosa che mi colpisce particolarmente ancora oggi.

È necessario essere particolarmente credenti o almeno cattolici per diventare Ambasciatore in Vaticano? 

Schavan: Nessuno dei due. In realtà non si dovrebbe essere cattolici. Quando furono instaurati i rapporti diplomatici tra la Repubblica Federale di Germania e la Santa Sede nel 1954, ci si accordò per fare in modo di avere ambasciatori tedeschi evangelici per quanto possibile. All’epoca si supponeva che i cattolici avrebbero vissuto un conflitto di fedeltà qualora avessero dovuto rappresentare la Repubblica Federale presso la Santa Sede. Oggi si ha un’opinione diversa, ma nella storia dell’Ambasciata gli ambasciatori cattolici sono stati pochi. La domanda, perciò, non è se qualcuno è credente o cattolico, bensì se è ritenuto un buon diplomatico.

Quante persone lavorano presso l’Ambasciata?

Schavan: Nel complesso abbiamo 24 dipendenti tra la Cancelleria dall’altra parte e qui nella Residenza. La cosa bella e particolare di quest’Ambasciata è che l’Ambasciatore deve solo uscire dalla Residenza e attraversare il giardino per arrivare nel suo ufficio – evitando quindi il trambusto del traffico romano.

Attualmente di quali temi si sta occupando? Cosa c’è da sistemare tra la Repubblica Federale e la Chiesa cattolica?

Schavan: L’Ambasciata tedesca presso la Santa Sede informa il governo federale, il Presidente federale e la Cancelliera sugli sviluppi attuali e i nuovi progetti del Vaticano. Questo è il compito classico di un’ambasciata. Una parte importante dei rapporti diplomatici tra la Santa Sede e la Germania o i Ländern riguarda tutte le questioni inerenti cultura, istruzione e scienza. In tutto il mondo vi sono 4.000 università e 150.000 scuole cattoliche. Ciò fa capire quanto la Chiesa cattolica disponga di una fitta rete e di una dimensione culturale significativa. Proprio ora, e di questo me ne sto occupando intensamente, si sta discutendo molto delle facoltà di teologia. La teologia fa parte della tradizione universitaria europea. Tuttavia il numero di studenti sta diminuendo considerevolmente. È giunta quindi l’ora che il mondo teologico divenga un interlocutore per le altre facoltà e in futuro si estenda al di là dell’utenza ecclesiastica. Sto preparando una pubblicazione su questo tema. È un processo avvincente che può portare alla rinascita della teologia nell’ambito pubblico. E non da ultimo vi contribuisce lo stesso Papa Francesco perché parla una lingua che le persone capiscono. Non fa mai monologhi teologici in cui le persone ascoltano solennemente ma non comprendono nulla.

Francesco ha smosso qualcosa?

Schavan: Il compito della nostra Ambasciata è anche quello di tradurre nella realtà della Germania, dell’Europa e del mondo le intenzioni del Papa. Ciò rispecchia anche quanto discusso e deliberato dal Concilio Vaticano II. Negli ultimi cinque anni Papa Francesco ha dato numerosi impulsi di rinnovamento. È convinto che Dio sia un Dio che rinnova. Oltre a ciò, ci occupiamo anche di questioni di politica religiosa, ad esempio la questione ecumenica, come possono dialogare le diverse confessioni di fede, o di come le religioni possano assolvere alla loro missione di promuovere la pace. Per noi in quanto paese della Riforma è particolarmente interessante che il Papa porti avanti il cammino dell’ecumene e incoraggi una maggiore unità delle confessioni. Al riguardo si discute molto nei diversi ministeri del Vaticano, nelle conferenze e anche negli eventi organizzati qui in Ambasciata.

Quanto spesso incontra il Papa? Chi altri sono i Suoi interlocutori in Vaticano?

Schavan: In media incontro il Papa una o due volte al mese. Inoltre i nostri interlocutori sono i cardinali al vertice dei Dicasteri; corrispondono ai ministri a capo di diverse autorità e collaboratori. Di notevole interesse in questo senso è il cosmopolitismo della Curia. Quando abbiamo a che fare con i ministeri per l’ecumene, il dialogo interreligioso o l’etica sociale, dialoghiamo con un cardinale svizzero, uno francese e uno ghanese. Si sente quindi l’internazionalità di questa Chiesa universale. Inoltre siamo in stretti rapporti con i capi degli ordini religiosi e della comunità evangelica a Roma.

Come vede Papa Francesco a livello personale?

Schavan: Lo vedo come una persona che dentro di sé ha una profonda convinzione e tanta forza. Quando lo si incontra, si percepisce la grande attenzione che ha nei confronti di chi gli sta di fronte. È un Papa che non mira a un cambiamento di struttura, bensì vuole parlare al cuore delle persone. Un Papa che si appella sempre alla responsabilità che abbiamo nei confronti del prossimo e dell’ambiente. È un grande amico della scienza e promuove con vigore le accademie pontificie. Al contempo dice però anche agli uomini di scienza: riflettete sulle conseguenze delle vostre azioni; guardate il mondo nella sua fragilità e chiedetevi cosa può fare la scienza per risolverne i problemi. Durante le visite dei Ministri Presidenti tedeschi, ai quali è concessa udienza privata, si vede chiaramente come incontra le persone senza riserve e cerca uno scambio sincero. E chi gli fa visita lo sente. Il Papa ha un modo particolare di avvicinarsi alla gente. Tutti i politici, che a loro volta incontrano costantemente tante persone, dopo il colloquio con lui dicono: è stato un incontro speciale per la mia vita.

Ha già incontrato anche Papa Benedetto XVI da quando è qui?

Schavan: Ho fatto visita al Papa emerito quando sono arrivata qui a Roma. Inoltre l’ho incontrato con degli ospiti e gli ho fatto personalmente gli auguri per i suoi 90 anni. Ciò mi ha dato ogni volta l’opportunità di scambiare con lui ricordi dalla Germania. Ha una memoria fenomenale e dopo ogni colloquio in sua presenza, si ritorna a casa con la sensazione di aver imparato qualcosa. Mi ricordo ancora di quando mi ha spiegato, in quanto originaria della Renania, la differenza tra la Svevia e la Baviera.

Quanto tempo passa a Roma e quanto ancora in Germania?

Schavan: Il 95% del tempo lo passo a Roma e il restante 5% in Germania. Chi vive qui non ha fretta di andare in aeroporto.

Stando a quanto si legge, in estate terminerà la Sua missione a Roma. È vero e può già trarre un bilancio del periodo trascorso qui?

Schavan: La mia missione come Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania presso la Santa Sede terminerà il 30 giugno prossimo. Per allora avrò trascorso a Roma quattro anni, un periodo in cui ho vissuto la grande dinamicità di questa Chiesa universale. In Europa e in Germania, infatti, non si riesce sempre a percepire quanto sia dinamico lo sviluppo nel resto mondo, soprattutto nei paesi asiatici, o come in America del sud i vescovi stiano provando a percorrere nuove strade e propongano al Papa concretamente di consacrare sacerdoti i viri probati (uomini affidabili sposati). Da lì giunge quindi l’iniziativa di aprire nuove strade al sacerdozio, mentre da noi a volte si parla ancora solo di unità parrocchiali. Sembra che altre regioni abbiano ascoltato più attentamente di noi l’appello del Papa: “Non abbiate paura del nuovo”.  Parte del bilancio che traggo è per me anche l’esperienza con un Papa che è profondamente devoto e profondamente politico.

Si trasferirà di nuovo in Germania e cos’ha in programma?

Schavan: Dopo il mio ritorno in Germania mi trasferirò a Ulm. Il Baden-Württemberg è la mia terra, Ulm la mia città, e le ho rappresentate a lungo nel Bundestag. Lì mi sento a mio agio ed è lì che tornerò. D’estate mi recherò però innanzitutto al Lago di Costanza e poi intraprenderò dei viaggi per conferenze a Shanghai, negli Stati Uniti e in altri paesi. Attendo tutto con trepidazione già da ora, perché fino a oggi ho potuto svolgere queste attività congressuali solo occasionalmente. (GEA)

 

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